
Nel 1949, mentre la 4CV iniziava appena a riscuotere successo, Pierre Lefaucheux, amministratore delegato di Renault dal 1945, pensava già al modello successivo. La Francia cambiava, i redditi salivano e gli automobilisti si aspettavano più spazio, comfort ed eleganza. Il progetto della nuova vettura, noto internamente come «progetto 109», prese il via nel 1951.
Come la 4CV, la futura Dauphine mantenne la configurazione a motore posteriore, ma crebbe in dimensioni, abitabilità e prestazioni. Il quattro cilindri da 845 cm³ erogava 30 cv e faceva segnare circa 115 km/h; quattro porte e un bagagliaio da 380 litri completavano un pacchetto pensato per una clientela in cerca di una nuova mobilità. Il nome stesso richiamava il legame con il passato: se la 4CV era diventata la «regina» delle vendite, la nuova arrivata ne sarebbe stata la «dauphine», cioè l’erede.
Dauphine non si limitò a riprendere la ricetta della 4CV: cambiò il modo in cui Renault concepiva l’automobile. Le ricerche di mercato assunsero un ruolo crescente nella progettazione e il costruttore studiò le attese dei clienti fin nei dettagli, dai colori ai materiali. In questo contesto entrò in gioco Paule Marrot: dal 1953 la decoratrice e artista collaborò con Renault sui colori di carrozzeria e interni, introducendo tinte più vivaci in un’industria ancora dominata dalle tonalità scure. La Dauphine fu così proposta in una gamma di circa 30 tinte pastello.
Per produrla in serie, Renault poté contare sul nuovo stabilimento di Flins, inaugurato nel 1952 e diventato presto uno dei simboli dell’ascesa industriale del marchio. L’aumento della produzione fu spettacolare: la Dauphine fu l’auto più venduta in Francia dal 1957 al 1961 e superò 2,1 milioni di unità, prodotte o assemblate anche in Belgio, Spagna, Italia, Argentina, Brasile e Messico.
Gli Stati Uniti rappresentarono una sfida ambiziosa, con esportazioni in rapida crescita, mentre nel 1959 la Dauphine fece da base per la Henney Kilowatt, un’auto elettrica per il mercato americano: un’anticipazione poco nota delle ricerche successive di Renault sulla mobilità elettrica. Il modello si distinse anche nelle competizioni, vincendo dal 1956 il Tour de Corse, e con la versione Gordini, curata dal preparatore Amedeo Gordini, unì praticità quotidiana e piacere di guida.
Sessant’anni dopo il lancio, la Dauphine racconta il passaggio di Renault da azienda in ricostruzione a costruttore di respiro internazionale: pensare più in grande, guardare più lontano e andare più veloce.
Fonte e foto: © Renault – media.renault.it